IN FRIULI VENEZIA GIULIA, ALLARME CONTRATTI PIRATA
Pizzo (Cisl) a Regione e parti datoriali: “Deriva pericolosa, a rischio le tutele dei lavoratori, ma anche l’economia regionale e la sicurezza sul lavoro”
Allarme contratti pirata in Friuli Venezia Giulia, anche se chi li propina preferisce definirli “contratti flessibili”: peccato che a rimetterci siano i lavoratori, allettati da illusori vantaggi, ma al tempo stesso privati di tutele fondamentali, come malattia, ferie e via dicendo.
Stiamo parlando dei cosiddetti contratti Anpit, che fanno riferimento all’Associazione Nazionale Per l’Industria e il Terziario e che, venerdì scorso, ha un organizzato, per il tramite dello studio di Giorgiutti/Di Barbara/Cattunar, un convegno per presentarsi e per discutere di “Competitività dei contratti di Lavoro con welfare ed obbiettivi per tutelare i posti di lavoro e far fronte agli stravolgimenti dei mercati”.
“Come Cisl Fvg – spiega il segretario regionale Cristiano Pizzo – ci eravamo regolarmente iscritti all’iniziativa, con l’intento di capire meglio l’attività dell’associazione e soprattutto poterci confrontare sulle differenze tra i contratti Anpit e quelli siglati dai Sindacati maggiormente rappresentativi. Peccato che questo non sia stato possibile, visto che gli organizzatori hanno preferito all’ultimo cambiare sede (da Udine a Buttrio) e modalità di accesso non permettendoci di entrare. Viene da domandarsi come mai”.
Quel che è certo, per la Cisl Fvg – che si appella ad una presa di posizione su questo anche di Regione e Parti Datoriali – che contratti di questo tipo mettono seriamente a rischio, accanto alle imprescindibili tutele dei lavoratori, anche l’intero tessuto economico regionale, rendendo più povero e meno sicuro il lavoro in settori strategici per il territorio.
“Siamo convinti – commenta Francesco Barbaro, responsabile della Fim Cisl di Udine, ovvero del settore metalmeccanico dove c’è stato qualche tentativo di sdoganare questi contratti – che i cosiddetti contratti flessibili promossi in queste sedi producono risparmi alle aziende solamente a danno dei lavoratori, a cui vengono ridotte sia le retribuzioni che i diritti. In sintesi vogliono mettere i lavoratori contro le aziende”.
Resta da capire, d’intesa con le Parti Datoriali – si legge nella nota della Cisl – come verificare l’equipollenza contrattuale in maniera tale da evitare che a pagare il prezzo siano i lavoratori ma anche per evitare una serie di cause legali nei confronti delle aziende e dei consulenti: cause che la Cisl, d’intesa con i propri legali, si è già detta pronta ad intraprendere.
“Su questo, riteniamo necessario – conclude Pizzo – anche un intervento della Regione FVG che avvalori la necessità di chiarezza: se i contratti proposti da ANPIT sono realmente migliorativi, sarà una scelta naturale applicarli. Ma se invece fossero peggiorativi, crediamo che anche la Regione FVG abbia tutto l’interesse di tutelare un modello organizzativo strategico per il sistema produttivo regionale, e che si basa sul valore del lavoro e della persona”.